L’importanza della coesione

Intervista pubblicata sul numero di ottobre 2015 su “Ticino Management”
a Roberto Malacrida, candidato al Consiglio degli Stati

Medico, segretario generale della Fondazione Sasso Corbaro per le Medical Humanities, vicepresidente della Commissione di etica clinica dell’EOC, primario di medicina intensiva negli ospedali di Lugano e Bellinzona dal 1980 al 2014, medico responsabile della REGA dal 1981 al 1996. Membro del Gran Consiglio dal 2007 al 2015, è municipale di Bellinzona dal 2012.

Autonomia o dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento energetico, abbandono del nucleare, fonti rinnovabili, fluttuazioni dei costi, ecc. Quale il futuro dell’energia in Svizzera?

La svolta energetica e, quindi, l’uscita dal nucleare e dall’utilizzazione delle energie fossili è un dato di fatto al quale non possiamo sottrarci. Ma la Svizzera, quale importante produttore di energia idroelettrica, dovrà saper affrontare il futuro puntando sulle energie rinnovabili. Questo sarà possibile solo migliorando la produttività delle centrali idroelettriche e investendo nel rinnovabile e dunque nel fotovoltaico e nell’eolico.
È vero che oggi siamo confrontati a una situazione di concorrenza piuttosto sleale se si pensa ad esempio che l’eolico in Germania è largamente sovvenzionato dallo Stato ma questo ci dovrà spingere a essere ancor più innovativi e a investire sia nella formazione sia nella produzione di energie pulite. Ne va del nostro futuro non solo energetico.

Da una parte, all’inizio di quest’anno la BNS in pochi giorni ha deciso una mossa che ha portato con sé pesanti ripercussioni sull’economia svizzera, dall’altra si necessitano anni per la revisione dell’AVS. In che direzione vanno le istituzioni svizzere? Come e dove snellire la burocrazia?

Non so se la burocrazia rappresenta veramente un problema in Svizzera. Da quel che si sente negli Stati a noi vicini il sistema burocratico è molto più invasivo tant’è che molte imprese affermano di non essere in grado di lavorare all’estero proprio a causa di un sistema burocratico che sembra fatto solo per proteggere l’economia interna.
D’altra parte dobbiamo essere coscienti che la coesione sociale passa attraverso una politica sociale che garantisca a tutti un livello di vita dignitoso. Quindi salari che permettano di vivere in una realtà che è caratterizzata non solo dai prezzi alti ma anche da salari medi piuttosto importanti. Dopo la decisione della BNS di non più sostenere il corso del franco sembrava che ci si trovasse di fronte una situazione catastrofica che avrebbe messo in pericolo migliaia di posti di lavoro.
Ma gli ultimi rilevamenti ci dicono che l’economia svizzera ha saputo tenere il passo e che la temuta crisi non si è verificata. Intanto però molte aziende hanno ridotto i salari, alcune con tagli addirittura drastici; hanno proceduto a licenziamenti, hanno minacciato delocalizzazioni selvagge, in altre parole hanno approfittato della decisione della BNS per introdurre misure molto penalizzanti per i lavoratori. Certo, vi sono state anche aziende virtuose che hanno fatto fronte alle difficoltà provocate dalla forza del franco introducendo misure che hanno coinvolto sia i lavoratori sia i datori di lavoro.
È su questa via che si dovrà continuare per garantire quel benessere che ci ha sempre caratterizzati.

Quali invece gli scenari futuri per le casse pensioni e l’AVS? Quali sono i correttivi che la politica potrebbe mettere in atto?

La riforma del sistema pensionistico affrontata durante la sessione autunnale dal Consiglio degli Stati ha per la prima volta sottoposto a un esame critico sia il primo pilastro (l’AVS che deve garantire il minimo vitale) sia la cassa pensione (che permette un reddito adeguato al livello di vita precedente il pensionamento). Si sta andando nella buona direzione assicurando il finanziamento attraverso l’aumento dell’IVA e dei contributi pagati da lavoratori e datori di lavoro e aumentando la rendita minima pagata dall’AVS.
Resta il problema dell’età di pensionamento delle donne che il Parlamento vorrebbe portare a 65 anni. È una parità auspicabile a condizione che trovi riscontro in tutti gli altri settori della vita sociale. Sappiamo che a livello salariale la donna è ancora discriminata e a parità di prestazioni viene pagata tra il 15 e il 20% in meno degli uomini. Sappiamo pure che la donna normalmente è la persona che si occupa dell’economia domestica, impegno praticamente non retribuito. Affrontare questi problemi in modo schietto e aperto è il compito di una società che considera seriamente i problemi della convivenza sociale nel Paese.

Come si intende difendere il segreto bancario per i cittadini domiciliati in Svizzera?

Il segreto bancario lo si difende garantendo la sfera privata dei cittadini come già previsto dalla legislazione in vigore. Ma il segreto bancario non può essere la via di fuga di chi si sottrae ai propri obblighi fiscali poiché questo modo di agire penalizza tutti quei cittadini che pagano onestamente le proprie imposte.
La lotta all’evasione fiscale è una priorità dello stato di diritto e non può e non deve essere sacrificata a un principio che protegge i disonesti.