Confronto tra sindaci alla vigilia del verdetto

Intervista pubblicata il 13 ottobre 2015 sul “Corriere del Ticino”
a Mario Branda, sindaco di Bellinzona

Il sindaco di Bellinzona Mario Branda , copresidente del Gruppo operativo, è tra i principali fautori dell’aggregazione del Distretto al voto il 18 ottobre. Ecco come ha risposto alle nostre domande poste anche al sindaco di Arbedo-Castione Luigi Decarli, contrario. Questo «faccia a faccia» chiude le nostre pagine speciali sul tema.

Qual è il principale pregio del progetto di aggregazione del Bellinzonese?

Offrire una reale prospettiva di cambiamento e di sviluppo per la nostra regione oltre che un uso più razionale e consapevole del nostro territorio.

Qual è il principale difetto del progetto di aggregazione del Bellinzonese?

Non promette vantaggi fiscali (immediati).

Nel 2015 è ancora possibile proseguire con un assetto istituzionale vecchio di secoli?

No. Pensi che ci sono voluti ben 17 anni per trovare un accordo tra comuni e realizzare il nuovo piano dei trasporti del Bellinzonese. Troppo lenti. Molti servizi (depurazione acque, croce verde, assistenza agli anziani, ecc.) non possono essere gestiti dai singoli comuni e sono organizzati attraverso consorzi e convenzioni: sistemi macchinosi e poco trasparenti. Oggi i Comuni hanno inoltre il fondamentale compito di sostenere lo sviluppo economico e sociale della regione. Non è possibile farlo con forme istituzionali create quasi due secoli fa per rispondere ad esigenze a quel tempo molto diverse.

Non sarebbe stato preferibile partire con un’iniziativa meno ambiziosa, in particolare con un comprensorio meno ampio?

Tutti i Comuni della regione hanno voluto essere della partita: questo entusiasmo andava raccolto e valorizzato. Il progetto contempla ora un territorio coerente e omogeneo, la dimensione giusta per affrontare le sfide che ci attendono.

I contrari sostengono che la fusione al voto poggi su basi finanziariamente troppo deboli per stare in piedi. Condivide?

In questo caso i contrari esprimono quella negatività e rassegnazione che ci ha non poco condizionati negli ultimi anni. In realtà il nostro debito pubblico è molto contenuto ed il potenziale per investimenti tutt’altro che irrilevante. Conoscendo quanto di buono ha (e avrà in futuro) la nostra regione sappiamo di poterne fare un territorio più dinamico e interessante. Occorre però darsi una mossa.

Gli attuali Comuni, in prospettiva, senza un’aggregazione potranno ancora garantire la qualità dei servizi ai cittadini?

È possibile che possano farlo rimanendo però ‘in assistenza’ o a rimorchio di altri e non è detto che Cantone e comuni ricchi accettino di pagare così ancora a lungo. Personalmente preferisco impegnarmi per un progetto di cambiamento e di crescita e, quindi anche per servizi migliori.

Un Comune più grande e popoloso sarà automaticamente più forte?

Sì se, come è il nostro caso, è stato fatto un buon lavoro e vi è una visione ed un progetto di sviluppo. Il nuovo Comune avrà indubbiamente più peso politico, potrà gestire meglio il proprio territorio e costituire un interlocutore valido e credibile per il Cantone, gli enti della Confederazione e gli altri poli urbani. Sarà così anche più facile discutere di una distribuzione più equilibrata delle risorse sul territorio cantonale, penso in particolare alla formazione universitaria, alla sanità e alla mobilità.

Cosa succederà se il Comune di cui è sindaco respingerà il progetto?

Il progetto è serio e in questi anni abbiamo molto lavorato per spiegarne l’importanza: so che molti hanno capito e sono quindi fiducioso circa l’esito della consultazione.

a cura di Simone Berti