Branda e Bersani rispondono a…

Intervista pubblicata il 13 ottobre 2015 su “la Regione”
a Mario Branda, sindaco di Bellinzona

Ancora cinque giorni e si saprà se e come sarà la Bellinzona del futuro che scaturirà dalla votazione consultiva del 18 ottobre. Oggi i sindaci di Bellinzona e Giubiasco, copresidenti della Commissione di studio, rispondono alle principali contestazioni emerse in queste ultime settimane.

Durante la serata pubblica del 30 settembre il sindaco di Lumino Curzio De Gottardi ha rilevato che dal 2000 a oggi il capitale proprio della Città di Bellinzona è sceso da 16 a 6 milioni. Se si escludono i beni immobili, la ritiene una dote scarsa per una sposa che ambisce a fare da fondamenta per un palazzo di 16 piani, come ha ribadito più volte Lauro Rotanzi durante le serate/dibattito. Questo dato potrebbe rafforzare l’idea di un’operazione tra poveri destinata a fallire. Perché, dal punto di vista della Commissione di studio, le cose non stanno così?

MARIO BRANDA – Alcune cifre mostrate durante la serata pubblica non erano corrette. Per esempio quella sul capitale proprio della Città di Bellinzona. È infatti stato preso il dato del piano finanziario (previsionale) e non quello dei consuntivi. Ancora oggi il capitale proprio supera i 10 milioni. Il punto è però che la Città in passato ha investito massicciamente in impianti e infrastrutture e, quindi, in servizi che hanno anche una valenza regionale e di cui beneficiano, come è giusto e normale che sia, anche gli abitanti dei Comuni vicini. Sarebbe sbagliato fare astrazione di questo dato. I beni immobili della Città sono assicurati per un valore complessivo di 250 milioni, solo gli impianti sportivi hanno un valore attorno ai 75 milioni. Ogni anno la Città investe 3 milioni per consentire la gestioni e la fruizione degli impianti sportivi, o culturali (teatro, museo). Già esistendo queste infrastrutture non c’è più bisogno che altri debbano assumersi i relativi oneri.

Tolti i 22 milioni per la compensazione temporanea del contributo di livellamento e i 10 per il risanamento degli ex Comuni in profondo rosso e l’avvio del nuovo Comune, ne restano 20. Quanti di questi andranno a favore di progetti regionali e quanti per progetti locali? Rispettivamente, quali sono questi progetti?

MARIO BRANDA – I 20 milioni sono un contributo puntuale del Cantone ai progetti del nuovo Comune. Ciò che però davvero conta è che, in base ai dati scaturiti dallo studio, il nuovo Comune ha un potenziale di investimenti di 25 milioni netti, oppure di 35 milioni di franchi lordi l’anno! Per le opere di manutenzione ordinaria (strade, edifici, misure antincendio ecc.) sono previsti 5 milioni all’anno (cui si aggiungono i contributi cantonali); per altre opere locali (nuove piazze, ristrutturazione di monumenti, strade o percorsi ciclo-pedonali locali ecc.) si prevedono 3,75 milioni all’anno e per contributi del Comune ad opere eseguite da terzi (per es. dal Cantone per nuove sedi scolastiche, strade ecc.) altri 3,75 milioni annui. Per opere di valenza regionale (per es. ponte tibetano, teleferiche, sala congressuale, percorsi di valenza regionale, centro polifunzionale della Morobbia, parco fluviale ecc.) 6,25 milioni all’anno (cui si aggiungono gli importi versati appunto dal Cantone o dalla Confederazione): in totale, per questa sola voce, circa 9 milioni all’anno!

Finiti i 22 milioni elargiti dal Cantone a titolo di compensazione temporanea del contributo di livellamento, pensate veramente che la nuova Bellinzona sarà in grado di dipendere molto meno dal CL? A quel punto, la nuova Città quali processi avrà avviato e quali progetti avrà concretizzato per riuscire in questo obiettivo?

MARIO BRANDA – L’alternativa sostenuta da chi è per lo statu quo e, quindi, contrario all’aggregazione è quella di rimanere sicuramente dipendenti dal contributo di livellamento e di non avere alcuna prospettiva né progetto di sviluppo per la nostra regione. Con l’aggregazione il contributo diminuirà di circa 2,7 milioni di franchi. Un atteggiamento responsabile non può essere quello di “fare finta di niente, tanto ci sono gli altri che pagano”! Bisogna fare il possibile per cambiare. Lo sviluppo del settore turistico, della formazione e della ricerca, dei relativi collegamenti sul piano economico, lo sviluppo di un polo tecnologico presso le Officine Ffs e la creazione di nuovi posti di lavoro qualificati, sono tessere di un progetto che mira al cambiamento e quindi, di riflesso, alla riduzione dalla dipendenza del contributo di livellamento.

Sarà possibile una volta decisa la riorganizzazione istituzionale

Non solo i contrari ma anche i favorevoli (interviste a Marco Bassi, presidente Foft, e a Gianfranco Helbling, direttore Teatro Sociale) criticano lo studio poiché non contemplerebbe progetti realizzabili solo grazie all’aggregazione. Perché questo ‘vuoto’?

MARIO BRANDA – Un nuovo Piano regolatore che assicuri un uso razionale e parsimonioso del nostro territorio è impossibile senza il nuovo Comune, senza l’aggregazione. Le autorità locali continuerebbero a fare come hanno fatto fino ad oggi cercando di regolare il proprio ‘piccolo orto’ senza tener conto dei problemi regionali, indifferenti a quanto fa o non fa il proprio vicino. Lo stesso discorso vale per la mobilità pubblica: abbiamo impiegato 17 anni per il Piano dei trasporti del Bellinzonese e questo perché i Comuni non riuscivano a mettersi d’accordo tra loro. Nel 2015 non è più possibile affrontare problemi e sfide con questi tempi e con questo approccio. Il rischio è di rimanere indietro come in realtà, purtroppo, è già un po’ capitato.

Una perizia per gli aspetti pensionistici

Paolo Locatelli (‘Regione’ dell’11 settembre) interroga sul ‘pacco di milioni’ che richiederebbe l’armonizzazione di impiego, salario e pensionamento dei 1’130 dipendenti comunali. Quanto costerà l’armonizzazione?

MARIO BRANDA – Intanto va detto che 250 dei collaboratori sono docenti di scuola per i quali non vi sarà alcun cambiamento e quindi alcun bisogno di armonizzazione, mentre 470 persone lavorano per enti esterni (associazioni, fondazioni, Amb ecc.). Lo studio garantisce il posto di lavoro e il livello salariale, non aumenti di stipendio. Non è tuttavia escluso che qua o là si renda necessario un adattamento verso l’alto. Tali situazioni saranno valutate caso per caso e discusse con le organizzazioni del personale, dovranno però giocoforza rientrare nei parametri finanziari fissati dallo studio. Escludo che gli adeguamenti di impieghi e salario possano costare milioni. Per gli aspetti pensionistici occorrerà procedere a un approfondimento peritale, valutando poi anche qui caso per caso. Come abbiamo già avuto modo di dire, in situazioni di particolare penalizzazione saranno previsti dei correttivi. Una parte del contributo cantonale è destinato anche a questo tipo di spesa.

Graziano Pestoni (‘Regione’ del 15 settembre) ed Elio Felice (1° ottobre) difendono l’indipendenza dei Comuni e ricordano l’iniziativa parlamentare per l’istituzione degli Agglomerati, organismi cui in Francia e Romandia è demandata la gestione dei servizi regionali sgravando i Comuni. Perché in Ticino non potrebbe essere una soluzione praticabile in alternativa alle aggregazioni?

MARIO BRANDA – Inserire un quarto livello istituzionale (!) accanto a quello già esistente dei Comuni, del Cantone e della Confederazione complica ancor più i processi decisionali. Noi vogliamo ridurre o addirittura eliminare i consorzi, enti pubblici macchinosi e non particolarmente democratici. Inserire l’Agglomerato, che peraltro non fa parte della nostra tradizione politica, non mi pare un’idea saggia né razionale. Il pericolo di più burocrazia e spese è dietro l’angolo.

Marino Molinaro