Gottardo, sdoppiamento disastroso

di Bruno Storni, candidato al Consiglio nazionale

Lo sdoppiamento senza aumento della capacità è l’argomento che i fautori del raddoppio della galleria stradale del San Gottardo hanno messo in campo per cercare di ottenere quanto il popolo ha già escluso a due riprese. Ci fanno credere che si costruisce una seconda canna, tra l’altro più ampia dell’attuale, e che la useremo solo su una corsia, con il risultato che spendiamo 3 miliardi per realizzare due corsie d’emergenza. Resterebbe quello che i fautori del raddoppio hanno da sempre demonizzato come l’unico collo di bottiglia a due corsie tra l’Italia e l’Olanda, e quindi rimarranno le colonne. Invocano l’articolo costituzionale (che loro non hanno voluto) che impedisce un aumento di capacità, sottacendo che le leggi, anche la Costituzione, si possono modificare.

Si sottace che la A2 Basilea-Chiasso è un tratto della E35, l’autostrada europea Amsterdam-Roma. Si sottace che già adottiamo norme stradali europee, anche quelle per i calibri, come capiterà nel progettato raddoppio, per far passare, più facilmente i camion da 4.5 metri e in futuro quelli da 60 tonnellate. Se già oggi abbiamo un milione di camion all’anno, e non riusciamo a limitarli come la legge prevedeva dal 1999 a 650 mila, difficilmente potremo limitare il transito di camion il giorno che avremo offerto il raddoppio agli autotrasportatori europei, tra l’altro in concorrenza con la ferrovia e i 25 miliardi investiti nell’Alptransit.

Sappiamo che l’UE punta sullo sviluppo del trasporto merci in particolare sui porti italiani, che ora trattano un decimo dei flussi di merci dei porti del Nord Europa. Sappiamo che sui mari solcano nuove supernavi da 18 mila container e che presto arriveranno quelle da 21 mila. I porti italiani si stanno preparando per accoglierle abbassando i fondali e montando le nuove supergru a ponte.

L’Egitto sta raddoppiando il canale di Suez per permettere il transito di cento supernavi al giorno, che si infileranno nel Mediterraneo invece di circumnavigare l’Africa e attraccare nei porti del nord. Risultato: i porti italiani moltiplicheranno i flussi di merci per servire parte dell’Europa centrale, quindi attraverso la Svizzera. Una nave da 21 mila container produce una fila di Tir di 400 km! Sicuramente una parte di questi container prenderà la ferrovia, ma l’Alptransit non basterà e una buona parte andrà sulla strada facendo crescere il traffico di camion sulla E35. La A2 diventerà definitivamente la camionale europea. Per il nostro cantone, oltre all’inaccettabile pesante impatto ambientale, sarà una vera e propria occupazione stradale. Poi faremo nuove corsie sugli scampoli del fondovalle che ci rimangono; oltre Gottardo l’Ustra prevede già la continuazione della N4 in galleria fino a Fluelen.

Quando fu progettato il tunnel stradale del Gottardo, si ipotizzava che avrebbe attirato giornalmente solo qualche camion per il trasporto di pesce fresco da Milano a Zurigo. La Concezione globale svizzera dei trasporti del 1974 prevedeva che nel 1995 San Gottardo e San Bernardino avrebbero avuto i medesimi volumi di traffico del 1974. All’inaugurazione nel 1980 il consigliere federale Hürlimann disse che mai sarebbe diventato un asse per il traffico pesante perché avevamo il limite scoraggiante a 28 tonnellate. Anzi, il tunnel avrebbe portato turisti confederati in Ticino anche d’inverno. Risultato: dall’apertura, pernottamenti crollati e un milione di camion all’anno.

Un secondo tubo, a prima vista allettante, va valutato nell’ottica che ho descritto. Opporsi al raddoppio è un atto di difesa territoriale per evitare, sulla base di quanto avvenuto in passato, un prevedibilissimo, definitivo e irreparabile disastro. I problemi al Gottardo si risolvono in altri modi più intelligenti. Uno è in dirittura d’arrivo: l’Alptransit. L’altro è la sicurezza attiva degli autoveicoli: la tecnologia è già in strada in taluni modelli e sarà di serie fra pochi anni.