Il precariato: la nuova sfida della politica del lavoro

di Fabrizio Sirica, candidato della GISO al Consiglio nazionale

Il precariato in ambito lavorativo è quel fenomeno che racchiude forme di lavoro atipico: in percentuale, su chiamata, tramite agenzie interinali, lavoratori indipendenti e via dicendo. È un fenomeno in espansione su cui la politica nazionale e cantonale si dovrà chinare.

Cerchiamo di capire meglio il precariato e le sue derive. Le aziende fanno capo a lavoratori precari principalmente per ridurre i costi e il rischio d’impresa. Con il lavoro su chiamata o tramite le agenzie interinali ad esempio, le aziende possono rispondere immediatamente, dall’oggi al domani, ad un picco di produzione, oppure accelerare i lavori di un cantiere in ritardo. Usando (e il verbo non è scelto a caso) queste persone le ditte possono avere meno lavoratori dipendenti e ridurre le spese fisse, divenendo più snelle, rapide e concorrenziali. Le agenzie di broker invece sono ancora più “furbe” (o sfruttatrici, dipende dai punti di vista). Non assumono neppure personale, ma lo usano come intermediario. Una soluzione che vede il lavoratore figurare come indipendente, senza tutele sociali, azzerando dall’altra parte il rischio di impresa. Ogni anno migliaia di giovani tentano questa strada, il loro reddito varierà in base alle loro prestazioni. Male che vada, l’impresa non perde nulla, e il lavoratore tutto. Un sistema immorale, che privatizza gli utili e socializza le perdite.

Vivere da precario è difficilissimo. Non si hanno sicurezze sul futuro, si viene spostati da un lavoro all’altro, licenziati e riassunti in tre giorni, si è soggetti al rischio di indebitamento, venduti come merce da agenzie che hanno il lavoratore come prodotto da distribuire. Come dimostrano molti studi una situazione lavorativa precaria incide negativamente sulla salute fisica, ma soprattutto psichica.

La politica nazionale e cantonale però non si è ancora chinata sul problema. Urge un cambiamento di paradigma: per molti il lavoro non è più a tempo indeterminato. Soprattutto in Ticino, dove l’applicazione del salario minimo rischia di far scegliere a quegli imprenditori poco etici e onesti la via del risparmio ad ogni costo: il precariato.

Come già anticipato dalla consigliera nazionale Marina Carobbio attraverso una mozione e due iniziative parlamentari, alcune soluzioni potrebbero essere: allungare i tempi di disdetta, dare una base legale al lavoro su chiamata, inserire il precariato tra i criteri da osservare in un’azienda prima di elargire appalti pubblici.

Dal punto di vista politico però i rapporti di forza sono nettamente a favore della parte padronale, e le richieste di maggiore regolamentazione che arrivano dalla sinistra sono sistematicamente bocciate.

Con il vostro voto potete scegliere da che parte stare, se col guadagno di pochi o con gli interessi di tutti i lavoratori. Che futuro lavorativo volete per le nuove generazioni?