“Ora mi sento ancora più libero”

Intervista pubblicata il 28 settembre 2015 su “la Regione”
a Manuele Bertoli, consigliere di Stato

Bertoli sulla bocciatura dei conti del Decs: “Un segnale politico, ma anche un messaggio confuso”

“La Lega ha votato no per una questione di francobolli, il Ppd… perché non ho speso abbastanza”. Così il capo della scuola che va “avanti”.

«Purtroppo lo sgambetto non lo fanno a me. Lo fanno ai bambini e ai ragazzi che vanno a scuola, alle loro famiglie e ai docenti che nella scuola ci lavorano». Manuele Bertoli non si scompone più di quel tanto. Una settimana fa il Gran Consiglio ha bocciato il Consuntivo 2014 del ‘suo’ Dipartimento educazione, cultura e sport (Decs). L’ultimo ‘scherzetto’, in ordine temporale, da parte di un parlamento che nella scorsa legislatura aveva già cassato il numero massimo di allievi per classe, aveva introdotto l’obbligo di insegnare l’inno patrio e di svolgere le settimane bianche in Ticino e via dicendo. E ora che succede? A livello pratico «nulla». A livello politico «mi sento – dice Bertoli alla ‘Regione’ – più libero di prima».

Eppure il segnale lanciato dal Legislativo, bocciando i Conti del Decs, è di quelli forti.

È un dato politico che va certamente considerato, ma anche mitigato.

In che senso?

A supporto del segnale non mi sembra ci sia stato un ragionamento comprensibile. Mi spiego. Il gruppo parlamentare della Lega ha votato contro il Consuntivo 2014 del Decs perché, dopo la metà del 2015 e dunque fuori contesto, la Commissione della gestione non avrebbe ricevuto il Masterplan sull’edilizia scolastica. Peccato ci fosse stato semplicemente un disguido con la segreteria del Gran Consiglio nella sua trasmissione. Mi risulta quindi difficile leggere come politica una questione di francobolli.

Anche il gruppo Ppd ha però votato contro.

Lo ha fatto perché imputava al mio dipartimento di non aver finanziato al cento per cento i corsi interaziendali della formazione professionale. Fatto abbastanza sorprendente: poco prima il mio collega Paolo Beltraminelli era stato applaudito per aver risparmiato soldi pubblici con la riforma dei sussidi di cassa malati. Io, invece, sono stato attaccato per non aver speso abbastanza, peraltro senza conseguenze sui corsi. Il tutto in una discussione in cui si è continuamente parlato di contenimento dei costi dello Stato. Insomma, il segnale politico c’è stato, ma il messaggio che si voleva veicolare mi pare molto confuso.

E quindi che conclusioni ne trarrà Manuele Bertoli?

Faccio parte di un Consiglio di Stato e penso di aver sempre lavorato anche nel segno della collegialità. Ma se i rapporti con il Gran Consiglio sono di questa natura, basati su cose poco o per nulla pertinenti, mi sentirò semplicemente più libero di assumere posizioni diverse. Poi vedremo che cosa succederà nel corso della legislatura.

Più libero ma anche più solo?

Beh, sono abituato a stare in minoranza. Chi rappresenta il Partito socialista negli esecutivi del nostro cantone, difficilmente si trova in una posizione di maggioranza. È una condizione normale che si sopporta senza difficoltà, il problema non è questo.

E qual è?

Consiste nel constatare che dal ragionamento politico, che dovrebbe essere fatto di confronto su argomentazioni più o meno solide, si passa talvolta a faide pretestuose, dai contenuti poco politici. E non si capisce bene dove si voglia andare a parare.

Con il rischio di bloccare alcuni progetti. Il credito per l’ampliamento del Liceo di Bellinzona, per esempio, è stato votato dai parlamentari. Ma solo al termine di un’accesa discussione, influenzata da tensioni tra parlamento e Decs. Un brutto segnale?

Un segnale poco sano, perché perlopiù si è parlato d’altro. Ma quello che vorrei si capisse, e lo ribadisco, è che se si fa lo sgambetto a quel che propongo, non lo si fa a me, lo si fa agli allievi, alle famiglie e ai docenti. Io la scuola l’ho finita da un pezzo. Non credo questo sia l’atteggiamento più consono ad affrontare gli interessi dei cittadini.

Insomma, si va avanti.

Ci mancherebbe, non mi sono mai fermato e ben vengano i confronti basati su argomentazioni politiche. Poi, in ogni caso e com’è normale, alla fine ognuno si prende la responsabilità delle proprie scelte.

Paolo Ascierto