Questo ecoincentivo non è ecologico né sociale

di Nenad Stojanovic, già membro del Gran Consiglio

Voterò no al credito di 16 milioni per i presunti ecoincentivi. Questo per ragioni ambientali e sociali. Ragioni che purtroppo non figurano nell’opuscolo informativo inviato a tutti i votanti e dove le ragioni del no si concentrano soltanto sull’aumento della tassa di circolazione. Per me invece il problema sta altrove.

È una scelta profondamente sbagliata dal punto di vista ecologico. Si promuovono infatti, a suon di milioni, l’uso della vettura privata e la mobilità individuale. Questo non è e non può essere il futuro della mobilità. Certo, è senz’altro meglio guidare un’automobile elettrica o ibrida. Ma anche se tutte le macchine in circolazione fossero di questo tipo, i costi esterni rimarrebbero molto alti e nocivi per l’ambiente. Le code non diminuirebbero, e quindi è destinata ad aumentare la pressione della lobby del cemento a costruire nuove strade, nuovi tunnel, nuovi posteggi privati e nuovi autosili pubblici. Il consumo del suolo e la cementificazione del territorio continuerebbero ad avanzare. Questa non è la protezione dell’ambiente. Questa è la distruzione dell’ambiente.

È una scelta erronea dal punto di vista sociale. Si sostiene infatti chi i soldi li ha già. Solo i redditi alti si possono permettere oggigiorno di acquistare un’auto eco-efficiente. I cash-bonus che riceveranno se il 14 giugno passerà il sì – ben 12 milioni sono riservati per questo scopo! – saranno quindi per loro un regalo benvenuto. Ma non necessario. E soprattutto, i cash-bonus non saranno un incentivo sufficiente per i redditi mediobassi che continueranno ad acquistare le macchine a benzina o diesel. Il Ticino è il cantone con la maggiore concentrazione di automobili per abitante (631 su 1000, mentre la media svizzera è di 539 su 1000). È la conseguenza di certe scelte, o di non scelte, ben precise. Il nuovo credito di 16 milioni è un altro passo nella direzione sbagliata. Penso perciò che la politica debba investire i soldi dei contribuenti soprattutto, o addirittura esclusivamente, nella promozione dei trasporti pubblici e della mobilità motorizzata condivisa. Muoversi in Ticino senza automobile è impossibile? Non è vero. Da una decina di anni ho rinunciato all’automobile e mi muovo senza problemi con i trasporti pubblici oppure con le auto rosse del geniale sistema di car-sharing chiamato Mobility. Perché i politici cantonali non hanno deciso di stanziare questo credito per sostenere Mobility invece che l’acquisto di veicoli privati? La risposta è semplice: la lobby dei veicoli privati era meglio organizzata e più forte. Ne so qualcosa, siccome ero membro del parlamento cantonale quando era in discussione una prima proposta di credito e ricordo le pressioni quotidiane della detta lobby. D’altronde, ci sarà pur sempre un motivo per cui i sindaci delle varie città ora mettono la faccia invitandoci a votare sì al credito, ma mai li abbiamo visti chiedere che nei vari quartieri dei loro comuni, e non solo presso le stazioni, ci siano più postazioni per le auto Mobility.

L’unica nota positiva riguarda quella parte del credito che sarà devoluta alla mobilità aziendale (2,5 milioni). Solo per questo motivo ero per tanto tempo indeciso se votare sì, no o astenermi. Al Comitato cantonale del mio partito avevo proposto di rinunciare a una raccomandazione di voto. Alla fine il Partito socialista ha raccomandato di votare sì, ma una minoranza importante ha votato per il no o per l’astensione. Quella sera non conoscevamo però un dato importante, emerso solo qualche giorno più tardi. In un’intervista televisiva il consigliere di Stato Claudio Zali ha infatti dichiarato che anche in caso di bocciatura del credito il governo investirà comunque 2,5 milioni nella mobilità aziendale. Bene così. Ciò ha dissipato i miei dubbi e quindi voterò un no convinto il 14 giugno.