Il derby ticinese e la città mancata

di Igor Righini, candidato al Gran Consiglio

Risuona la campana di Lugano e risponde Bellinzona la capitale. Fanno eco Locarno, Chiasso e il Mendrisiotto. Quattro regioni, quattro poli, quattro economie. I poli sono delle identità sociali ed economiche ben distinte. Fuori dai poli la «poli-feria», terre di contorno, materia isolante d’imballaggio per attutire gli urti e preservare la sostanza; se capita, aree di svago, polmoni verdi per i cittadini che fuggono dal caos.

Mi spiegano che per il bene della qualità dei servizi bisogna rispondere accentrando le strutture pubbliche a ridosso dei poli. Dove? Una questione di negoziato fra le differenti egemonie. Mi si dice che diversamente un servizio se spostato in periferia non è in grado di garantire sufficiente qualità e competitività. Permettetemi di dubitare. Città che soffocano e vanno in affanno. Traffici che non scorrono malgrado investimenti milionari sulla viabilità. Posteggi che crescono a macchia d’olio ed erodono territorio pregiato. Costruzioni sempre più grandi che tolgono la vista e il respiro. Gente che si arrabbia nel traffico automobilistico malato di nevrosi cronica. Le migliori cose, i migliori panorami dati e venduti ai turisti e ai nuovi ricchi dell’Est. I ticinesi a prestare servizio ai detentori del denaro. Quando da noi fare un ospedale nuovo fuori dalle mura di Bellinzona o fuori l’agglomerato della grande Lugano è impensabile, in altre città lo hanno fatto con successo quarant’anni fa. Dove? Zurigo! Troppo piccolo il centro per ospitare gli ampliamenti delle strutture pubbliche e allora la città l’hanno spostata nei comuni periferici di campagna. Così si è generata occupazione, ottimizzato i servizi, allungato le braccia del trasporto pubblico e favorito l’insediamento di altre strutture produttive. Adesso Zurigo c’è. Nemmeno l’aeroporto di Kloten sta da un’altra parte. Oggi quell’agglomerato di tanti quartieri la chiamano tutti Züri. Ma da noi no. Qui non si può fare. Lo spostamento dei servizi pubblici in aree periferiche favorevoli allo sviluppo è ritenuta negativa; di conseguenza va contenuta ai minimi termini. Ma la centralizzazione sta forse avendo aspetti positivi rilevanti? Quando la smetteremo di suddividere il nostro cantone in aree privilegiate e comparti di secondo ordine? Eppure quasi tutto capita nel raggio di 30 chilometri; paragonati ad altre città facciamo ridere. Quando romperemo gli schieramenti ed integreremo le zone periferiche cantonali come le Tre Valli (Leventina, Riviera, Blenio) in un quartiere a pieno titolo della città Ticino? Sto pensando ad una nuova città diffusa, sviluppata, moderna e competitiva, unica e solidale. Ne parliamo da trent’anni; il Cantone Ticino approfittando anche delle prime intenzioni del progetto Alptransit negli anni Novanta ha proposto delle varianti di progetto interessanti. Ma poi? Poi nulla. Disorientati e sbigottiti non sappiamo neppure dove fermare i treni della nuova trasversale europea. Così in Ticino i treni veloci di Alptransit si fermeranno nelle stazioni del vecchio tracciato di fine Ottocento. E della stazione Ticino? E di una stazione merci al servizio dell’economia ticinese? Ma, non si sa! Prima o poi qualche funzionario federale ce lo spiegherà e intanto nel dubbio si ristruttura quella esistente e vetusta di Bellinzona e beninteso anche di Lugano. Sotto e Sopraceneri uno a uno, palla al centro. E intanto che ricomincia lo stanco derby della parità, le luci della «poli-feria» si spengono e in città si preparano i ricevimenti.