Sull’amnistia fiscale

di Giorgio Mainini

Politici e addetti ai lavori si sono già espressi, dunque arrivo tardi. Mi scuso, ma non ce l’ho fatta a tenermi dentro le mie perplessità. Ecco: l’amnistia fiscale in salsa ticinese è stata massacrata dal Tribunale federale.

La massima istanza giuridica della Confederazione l’ha definita due volte incostituzionale e una volta illegale, mica bruscolini. Eppure un Consiglio di Stato e un Gran Consiglio irti di giuristi l’hanno votata. Il popolo, da parte sua, l’ha accettata con il 53% del 47% degli aventi diritto di voto, cioè da un avente diritto su quattro. La faccenda suscita, a voler essere pacati, qualche domanda: come è possibile che, nonostante le ripetute messe in guardia, la legge sia stata mandata avanti fino al suo macello? Che cosa dire di politici che, ben consapevoli della sua più che possibile incostituzionalità, l’hanno votata e fatta passare presso il sovrano? Si può pensare che il sovrano sia stato consapevolmente ingannato dai suoi rappresentanti?

I giornali riportano un passaggio del rapporto di maggioranza secondo il quale “la proposta è conforme al diritto federale, segnatamente alla Laid”. Lo stesso relatore, a piatti ormai in cocci, sostiene che “questa sentenza… me l’aspettavo”. Cioè: di quanto ho scritto nel rapporto non ero sicuro nemmeno io. L’ineffabile presidente del Ppd, in pieno orgasmo preelettorale, sostiene che l’ideologia del Ps ha prevalso sull’interesse del Ticino. Cioè: quando c’è da fare o risparmiare quattrini, la Costituzione può andare a farsi friggere. Vuol dire che quando giurerà fedeltà alla Costituzione terrà le dita incrociate dietro la schiena. Interessante la battuta al ‘Quotidiano’ del sorridente consigliere di Stato Plrt in pectore: “È un vero peccato che questa sentenza di fatto non permette di portare avanti la volontà popolare”. Certo, ma alla “volontà popolare” era stato fatto credere che l’amnistia fosse in una botte di ferro: quanto, è ora lì da vedere. Il “di fatto” nasconde volutamente un “di diritto” che, in uno Stato, appunto, di diritto, dovrebbe averla vinta sul “di fatto”. Non contento, rincara con una tautologia da manuale: “Questi dubbi giuridici non erano certi”. Ma va: ci sono anche i dubbi certi?

Il problema veramente serio è però un altro: il popolo sovrano ha sempre ragione? Ciò che da lui viene approvato è per forza giusto, indiscutibile e da applicare “senza se e senza ma”? Perché la sequenza logica di quanto accaduto è questa: il popolo, che non sbaglia mai per definizione, ha accettato l’amnistia e anche eletto i suoi deputati a Berna; questi, che in quanto rappresentanti del sovrano non possono sbagliare, hanno eletto i giudici federali; questi, a loro volta, hanno annullato la decisione del popolo, che ha sempre ragione, affermando che ha avuto torto. Come fa il popolo ad aver torto se ha sempre ragione? Sembra che in qualche ingranaggio sia finita della sabbia.

I maligni usano dire che, talvolta e per imprevedibile svista, ai rappresentanti del popolo accade di rappresentare anche altro. Ma nella Svizzera come la conosciamo la cosa è inimmaginabile. D’altronde è anche difficile credere che i giudici federali siano una banda di sostenitori dell’ideologia del Ps, tanto per citare il sullodato presidente. Chissà se qualcuno ben più istruito di me mi sa spiegare il mistero?