Coincidenze numeriche

di Manuele Bertoli, candidato al Consiglio di Stato

Sono anni che si discute di quanto il Ticino deve all’Italia con i ristorni fiscali sull’imposizione dei frontalieri. Non intendo qui tornare sul tema in sé, sul quale ci sarebbe molto da dire, ma così, giusto per dare una proporzione alle cose, tengo solo a far notare che grazie alla recente decisione del Tribunale federale sull’amnistia fiscale cantonale, le casse pubbliche ticinesi incasseranno grossomodo l’equivalente dei ristorni di un anno.

Nel giugno 2014 il Ticino ristornò all’Italia 58,7 milioni, di cui 55 di imposte alla fonte cantonali e comunali. Ebbene, la settimana scorsa il Tribunale federale, abolendo lo scandaloso sconto del 70%, ha deciso che a queste medesime casse gli evasori dovranno 48 milioni di franchi in più di quelli previsti, 68 e non 20. A questi si aggiungeranno i milioni delle autodenunce del 2015, e pare che queste dopo soli tre mesi siano già la metà di quelle dell’anno scorso. E così, senza il grande clamore ed i fiumi d’inchiostro versati per i famosi ristorni, ecco che grazie alla sinistra si recupera quasi per intero un’annata di quanto versato a questo titolo.

Alla coincidenza quantitativa se ne aggiungono però almeno altre due, che dovrebbero far riflettere. Una riguarda il linguaggio, perché a nessuno può sfuggire che alla voce grossa e all’atteggiamento duro sfoggiato da alcuni politici contro i frontalieri per i ristorni si contrappone il tappeto rosso steso dai medesimi a chi ha frodato la collettività per un importo quasi analogo.

La seconda riguarda l’efficacia, perché all’assoluta inconcludenza di chi ha gridato per anni contro i frontalieri si contrappone la concretezza di chi ha fatto incassare risorse importanti per le scuole, gli ospedali, il lavoro, l’ambiente, insomma per tutti noi, sottratte da parte di contribuenti evasori. C’è altro da dire?