Amnistia ed entrate

di Pelin Kandemir Bordoli, candidata al Gran Consiglio

È trascorsa una decina di giorni dalla pubblicazione della sentenza del Tribunale federale che accoglie in toto e senza nessun dubbio le ragioni dei ricorrenti contro l’amnistia fiscale cantonale, proposta dal Consiglio di Stato, approvata dal Gran Consiglio e accolta di stretta misura in votazione popolare.

La sentenza è chiarissima: questa amnistia non aveva ragione d’essere.

Vani sono stati i tentativi di spiegare che quanto scritto dal Tf nero su bianco era largamente prevedibile, si è voluto lo stesso forzare la mano proponendo di fatto una misura contraria al diritto superiore voluto dal popolo (la Costituzione!) come pure alle leggi (la Laid).

Ma lasciamo da parte l’istoriato e del resto – al di là di un minimo di soddisfazione personale – il “ve lo avevo detto!” non contribuisce granché al dibattito politico.

Guardiamo piuttosto a quello che abbiamo: abbiamo circa, e solo per il 2014, 80 milioni di entrate fiscali in più grazie alle autodenunce, importo molto superiore a quello preventivato in maniera particolarmente azzardata con l’amnistia cantonale. Faccio notare che se fosse stata applicata l’amnistia, questa cifra sarebbe inferiore del 70%, ossia circa 56 milioni in meno, milioni regalati a chi aveva sottratto all’ente pubblico queste entrate in precedenza. Per il 2015 la cifra potrebbe addirittura essere superiore.

Chi ha già fatto autodenuncia, lo ha fatto sapendo che l’amnistia cantonale non avrebbe potuto essere applicata visto il ricorso pendente al Tribunale federale, quindi si è “accontentato” di approfittare dell’esenzione dalle multe e altre sanzioni previste dalla procedura attuale in materia di autodenunce.

Nessuna teoria, ma tanta giustizia e equità nel chiedere che ogni contribuente paghi le proprie tasse in base alla sua reale situazione finanziaria, senza demonizzarlo e, soprattutto, senza sconti se decide di regolarizzare la sua posizione.

Questi tributi dovuti all’erario daranno un po’ di respiro alle finanze di Cantone e Comuni, che potranno disporre di nuovi mezzi per misure concrete a sostegno, per esempio, del mercato del lavoro.