L’amnistia fiscale era ingiusta

di Manuele Bertoli, candidato al Consiglio di Stato

La sentenza del Tribunale federale che seppellisce l’amnistia cantonale, oltre che impeccabile dal profilo del rispetto dei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione, darà presto degli importanti frutti per le casse pubbliche.

Lo scrive il Consiglio di Stato nel messaggio sul Consuntivo dell’anno scorso, ammettendo che le entrate inerenti all’autodenuncia del 2014 sono state calcolate in 81 milioni senza amnistia e 33 milioni con l’amnistia. I giudici di Losanna hanno quindi aggiunto 48 milioni di introiti nelle casse pubbliche con la loro decisione e non fatto il contrario, come qualche incauto si è affrettato a dire a caldo. Ampiamente superati i 20 milioni del fondo per il lavoro, messi lì a mo’ di contentino. Ma vi è di più. Chiarito finalmente il fatto che non ci sono sconti, se non la rinuncia alle multe in caso di autodenuncia, diversi evasori rimasti ad attendere l’esito della vicenda si faranno avanti per regolarizzare la loro posizione, che diventa sempre più pericolosa. Dal 2010 sono già oltre 1.000 i contribuenti che l’hanno fatto, facendo riemergere 1,7 miliardi di franchi (cfr. sempre messaggio sul Consuntivo 2014). L’amnistia era ingiusta, calpestava la Costituzione e quindi la volontà popolare, e nemmeno era interessante dal profilo finanziario per le casse della collettività. Chi l’ha proposta, invece di prendersela con i ricorrenti, dovrebbe solo scusarsi di aver fatto perdere tempo, soldi ed energie preziose a molti per questo progetto, figlio di una visione ideologica e piuttosto servile della politica.