Ridare qualità di vita ai cittadini

Intervista pubblicata il 3 aprile 2015 su “L’Informatore”
a Ivo Durisch, candidato al Consiglio di Stato

Ivo Durisch, classe 1967, di Riva San Vitale: è il candidato al Consiglio di Stato che abbiamo intervistato per l’uscita “elettorale” di questa settimana. Durisch, vicesindaco dal 2012, appartiene al Partito socialista ed è il candidato numero 3 al CdS e nr. 10 al Gran consiglio. Nel Municipio a Riva guida il Dicastero salute pubblica e previdenza sociale e come cittadino è membro del consiglio di Fondazione Casa Astra, come pure coordinatore dell’Associazione Cittadini per il territorio. Nelle bucalettere ecco il suo volantino elettorale: tra le altre cose, vi si legge “La vita è qualità”. Partiamo da qui per porre a Ivo Durisch la prima domanda.

La vita è qualità: come giudica la salute del nostro Cantone?

La qualità è abbastanza bassa ed è peggiorata nettamente… anche solo facendo un paragone con la realtà degli anni Novanta. Ma non solo per quanto riguarda la vita dei cittadini, ma pure per la qualità del territorio e sicuramente non ci sono stati neanche miglioramenti nel tipo di industria che c’è sul territorio. È lì che bisogna fare gli sforzi: bisogna ridare qualità di vita ai cittadini e parallelamente attirare un certo tipo di industria e turismo di qualità. Sono tutti elementi che si legano l’uno all’altro.

Turismo, industria e territorio: in che maniera si potrebbe migliorare lo stato attuale?

Da anni combattiamo con i “Cittadini per il territorio”. I due impegni maggiori – e già ci sono buoni risultati – sono di evitare di creare nuove zone industriali (il riferimento a Valera è chiaro) e tutelare gli spazi verdi (mi riferisco all’iniziativa popolare cantonale con la quale abbiamo raccolto 15 mila firme). A queste due azioni si deve aggiungere il Parco del Laveggio. Tutela e promozione del territorio: questi sono due fondamenti che reputo importanti. Per quanto concerne invece l’industria penso che si debba attuare una strategia diversa da quella di Copernico, tenuta in questi anni e che in sostanza voleva dare un po’ di contributi “ad innaffiatoio”, senza guardare al futuro. In questo senso credo bisognerà attuare delle scelte e cercare di attirare ditte che non vengono in Svizzera solo per gli incentivi…

La decisione della Banca Nazionale Svizzera di abbandonare la soglia minima di cambio franco/euro quali ripercussioni ha sul Cantone e, in particolare, sul Mendrisiotto?

In realtà l’effetto cambio dovuto a quella decisione si è già abbastanza mitigato; non c’è la grave situazione fatta notare di pancia all’inizio. Ciò che si è visto in questa fase è l’approccio di numerose ditte (non tutte, certamente) al problema che si è presentato. Insomma: è chiaro che talune aziende massimizzano gli utili a scapito dei dipendenti: è stato provato che ci sono stati aumenti degli orari di lavoro e diminuzione di stipendi. Ciò vuol dire che alcuni imprenditori sono poco sensibili verso il lavoratore (e non va bene); altri concorrono a creare un substrato industriale che non ha valore aggiunto e in cui il costo del lavoratore è ancora troppo grande rispetto al prodotto che viene venduto. In una società come la nostra questo sistema non funziona e bisogna cercare di migliorare la produttività con l’innovazione… ma è un percorso lungo. Fino ad oggi abbiamo attirato aziende mostrando le migliori condizioni fiscali, l’iva bassa, pubblicizzando, come fanno taluni Comuni, un diritto del lavoro sbilanciato a favore dell’impresa. E non va bene. In una situazione così ci va di mezzo anche il cittadino: si sono viste le colonne. Oggi, come non viene rispettato il diritto del lavoro, non vengono rispettati i posteggi e sorgono situazioni di conflitto con il territorio.

Sul traffico: ci sono dei correttivi che gli attuali consiglieri di Stato non hanno applicato e che dovrebbero essere messi in luce?

Non parlerei subito del CdS, ma mi concentrerei sugli enti locali. In questo caso alcuni Comuni hanno completamente fallito e non sono stati in grado di contrastare gli interessi privati e questo è andato a scapito della collettività (che in pratica è quella da cui sono stati eletti). Questi enti locali, anche Mendrisio, non hanno saputo gestire la situazione e non sono riusciti a tutelare la qualità di vita del cittadino. Ciò deve essere chiaro.

In che modo si sarebbe potuto fare qualcosa?

Sono anni che denunciamo questi problemi. Se penso alla gestione del territorio penso alle mie lotte contro la discarica di Rancate, Valera, Villa Gerosa, la discarica della Prella, la Distico, i posteggi in zona San Martino, il Piano regolatore di Meride e Besazio. ma ho lavorato anche nella promozione del territorio: il Parco del Laveggio racchiude questo nuovo approccio, è un buon esempio; ha infatti ottenuto il riconoscimento dalla Confederazione come progetto di sviluppo sostenibile. Ancora l’altro giorno ho dovuto lottare contro il taglio di un bosco abusivo: non va bene se un cittadino “normale” come me deve fare il poliziotto. Per tornare al CdS, oggi il Dipartimento del territorio, a differenza degli anni scorsi (visto lo stato di emergenza), si è assunto le sue responsabilità e ha fatto pressione (e continua a farla) verso i Comuni, sulle industrie… per ripristinare la legalità! Legalità che in uno stato di diritto dovrebbe essere acquisita.

Orizzonte 2020: come giudica il piano cantonale delle aggregazioni?

La proposta dei cinque Comuni a Bertoli l’avevo fatta io… Se parliamo di Mendrisiotto – che conosco meglio – è la soluzione migliore, toglierebbe anche la concorrenza fra Chiasso e Mendrisio (che si può vedere con i pompieri, con le zone industriali…). Dato che il Mendrisiotto è il distretto più a Sud, completamente nella Lombardia (con delle tematiche comuni), secondo me è assolutamente necessario considerare questa regione come unica, anche se ho i miei dubbi sul fatto che si riesca a concretizzare… Secondo quello che vedo e sento, la classe politica non è ancora pronta. Io spero che succeda e l’obiettivo deve essere questo. Tuttavia c’è il rischio che la politica saboti il piano; anche perché al momento tra Chiasso e Mendrisio c’è antagonismo non solo territoriale, ma anche partitico. In questo contesto sarà il Governo a dover spingere verso la realizzazione del progetto (come è successo in altri Cantoni). L’operazione che sta facendo Bellinzona è grandiosa, è un modello di aggregazione che mi piace: vengono coinvolti collaborativamente 17 Comuni al fine di creare una regione forte.

Rimanendo nel Mendrisiotto, a livello di sicurezza come si potrebbe migliorare o intervenire per diminuire furti e rapine?

Secondo me occorre prestare attenzione a tre aspetti: prevenzione, collaborazione e innovazione. Prima di tutto c’è la questione preventiva. Io stesso non chiudevo la porta dell’ufficio quando uscivo, il mondo è cambiato rispetto a vent’anni fa e oggi bisogna chiudere a chiave quando si esce! Questo è fondamentale. A Ginevra c’è stata una diminuzione del 50% dei furti grazie alla prevenzione… Il secondo punto, importantissimo, è la collaborazione transfrontaliera delle forze dell’ordine svizzere e italiane. Questo è un tassello fondamentale, che spero si rafforzi ulteriormente: le bande criminali se hanno la possibilità di mettere la loro “base” (centro logistico) al di là della frontiera lo fanno. In questo modo vengono in Svizzera a commettere il reato e tornano indietro. Rafforzare la collaborazione e l’interazione con l’Italia è basilare per poter intervenire su entrambi i territori. Il terzo e ultimo punto è creare una polizia unica: basta con le polizie locali. Serve una polizia unica professionalizzata (come lo è già) e tecnicamente all’avanguardia, che abbia cioè strumenti tecnologici per affrontare la situazione. Un esempio: la centrale della polizia deve sapere esattamente dove sono tutte le sue pattuglie (qui la collaborazione con la polizia comunale è ancora troppo debole) e sapere dove sono tutte le pattuglie delle guardie di confine. È così che si riesce ad essere efficaci; sperare di tornare indietro, chiudendo le frontiere, è impossibile. Schengen è un’opportunità per far fronte a questo tipo di criminalità: i muri che qualduno vuole costruire non sono, secondo me, la soluzione.

Perché l’elettore dovrebbe votare Ivo Durisch?

(ride) Per quello che ho fatto negli scorsi anni. Non faccio promesse, Ciò che posso garantire è di voler portare avanti gli impegni che mi sono assunto finora con il mio modo di fare politica. Anche la forma è importante in questi casi.

Se dovesse essere eletto, quale Dipartimento vorrebbe dirigere?

Tutti pensano che desidero il Territorio; lo saprei gestire molto bene, nell’interesse dei cittadini. Se dovessi venire eletto e Zali, se fosse riconfermato, scegliesse le finanze, opterei per il territorio; la mia alternativa, altrimenti, sarebbe il DSS.