Il Gran Consiglio rinvia la nuova legge Aet

di Carlo Lepori, candidato al Gran Consiglio

«Così no» concludeva il suo comunicato il Partito socialista qualche giorno fa, riferendosi alla nuova legge sull’Azienda elettrica ticinese (Aet). L’importante riforma, che voleva dare più responsabilità al governo, avrebbe anche ridotto drasticamente le competenze del parlamento. Su proposta del Gruppo Ps il Gran Consiglio ha rinviato la legge in Commissione energia.

L’Aet, sin dalla sua nascita nel 1958, ha svolto una preziosa attività a favore dell’economia ticinese e delle economie domestiche, garantendo un approvvigionamento sicuro e a prezzi ragionevoli e costruendo il graduale recupero delle nostre risorse energetiche. Recupero che in questi giorni ha fatto passi avanti con la riversione degli impianti del Lucendro e del Ritom. Il Gran Consiglio ha avuto un ruolo determinante nel sostenere Aet in questa visione, anche nel periodo delle difficoltà derivanti da una gestione speculativa.

Ma tema della nuova legge è il nuovo e ampio ruolo del Consiglio di Stato: la vigilanza diretta su Aet. E poi: la definizione della strategia aziendale, la preparazione di rapporti al Gran Consiglio e l’adesione agli impegni straordinari e particolarmente importanti proposti dall’Azienda, da sottoporre al Gran Consiglio. Purtroppo avviene il contrario per il ruolo del parlamento! Dal controllo del mandato pubblico di Aet si passerebbe a una nebulosa «alta vigilanza», cioè un «controllo» a posteriori! Tutti sono d’accordo sul fatto che il Consiglio di Stato deve occuparsi di Aet.

Ma è impensabile che il Gran Consiglio rinunci spontaneamente alle sue prerogative, alla responsabilità nel controllo di Aet che ha conquistato sul campo! Per il Ps il Gran Consiglio deve continuare ad esercitare la sua vigilanza non a posteriori, ma mantenendo contatti diretti con l’Azienda e accedendo così a informazioni di prima mano. Senza per nulla voler vanificare o intralciare la vigilanza diretta del governo.