Giustizia e libertà

di Jacques Ducry, candidato al Gran Consiglio

Cara lettrice, caro lettore, mi permetto rivolgermi a te per ricordarti quanto si legge nel preambolo della nostra Costituzione cantonale, votata dal popolo ticinese nel 1997, e meglio “allo scopo di garantire la convivenza pacifica nel rispetto della dignità umana, delle libertà fondamentali e della giustizia sociale, convinto che questi ideali si realizzano in una comunità democratica di cittadini che ricercano il bene comune”.

Di seguito l’articolo quattro precisa pure che il Cantone garantisce e attua la libertà e i diritti individuali e sociali di chi vive sul nostro territorio promuovendo pure la solidarietà e le pari opportunità dei cittadini.

Ora ti chiedo, mi chiedo se questi principi e valori, immortali, sono concretizzati nell’ambito dell’attività politica e istituzionale ticinese.

Oso rispondermi piuttosto negativamente soprattutto per il fatto che (quasi) tutti li declamano ma pochi li applicano nell’interesse pubblico, non rispettando così la volontà della maggioranza dei cittadini che hanno votato il testo costituzionale.

I tempi della democrazia richiamano, il 19 aprile, ai seggi elettorali questi cittadini per eleggere Consiglio di Stato e Gran Consiglio, organi istituzionali che sono pure chiamati a rispettare e applicare la Costituzione cantonale.

Molti sono i candidati e i partiti che si azzuffano, spesso in malafede, con informazioni errate, inclusi certi organi di stampa, sui meriti e demeriti, sfruttando, in modo indegno, le difficoltà dei cittadini, aumentandone così le paure, creando malsana concorrenza, ingiustificata rivalità, astio e aggressività interpersonali. Gli elettori dovranno tenerne conto e dare la loro fiducia a coloro che onestamente fanno della verità e della trasparenza il loro modo di essere, proponendo soluzioni praticabili nell’interesse della collettività.

Perché proprio non ricordare il valore della dignità umana? Troppe sono le sue violazioni pubbliche e private: all’asilante, allo straniero, al frontaliere, alla donna, ai diversi (in ogni senso), a tutti coloro che non vogliono essere schematizzati da certi detentori (più o meno occulti… anche responsabili partitici), del potere economico-finanziario e massmediatico. La dignità esistenziale è sempre più violata pure da quei datori di lavoro che, usando pretesti e facendo pressioni, tolgono il pane ai lavoratori, che pagano sino in fondo il dovuto tributario allo Stato, datori che (forse) hanno qualche bene “in nero”, che si schermano dietro le “persone giuridiche”, affidandosi a fiduciari e avvocati senza scrupoli, per non pagare tutto il dovuto, tramite le imposte, allo Stato, dunque a tutti i cittadini, commettendo così furto in danno di tutti gli altri. Sono gli stessi che non si oppongono all’arrivo nei forzieri svizzeri di denaro straniero, fatto di evasione e frode fiscale, di crimini e delitti, gli stessi che vogliono mantenere, à tout prix, il segreto bancario, chissà perché!?!

Eccoci, caro lettore, all’opzione della giustizia sociale: la Svizzera, il Ticino, posseggono una rete relativamente degna ma la medesima deve adattarsi all’evoluzione economico-finanziaria della realtà sociale.

Detta rete sta perdendo in consistenza, l’aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile, il dumping salariale, la diminuzione dei salari, l’aumento degli assistiti, i costi sanitari (premi cassa malati) e molto altro stanno togliendo ai cittadini già in difficoltà risorse esistenziali fondamentali.

È necessaria e urgente la versione di alcune leggi federali e cantonali per ridare dignità alla vita di molte persone.

Solo così si può dare un contenuto concreto al valore delle “pari opportunità”, che è stato votato dai cittadini nel 2011, modestamente a seguito di una mia iniziativa costituzionale del 2007: affinché tutte e tutti possano avere le medesime opportunità è indispensabile dare loro i mezzi per realizzare le proprie legittime aspirazioni, le proprie ambizioni esistenziali, indipendentemente dalle proprie condizioni personali, materiali e spirituali. Desidero in primis che la nostra scuola pubblica resti tale, diventi veramente laica e gratuita e sia aperta a ognuno.

Caro lettore, mi potresti obiettare che le libertà fondamentali non sono compatibili con ciò che auspico per dare consistenza alla dignità umana, alla giustizia sociale, alle pari opportunità: hai ragione se desideri vivere di privilegi, di ingiustizie, di abusi verso i deboli, se la tua coscienza non ti dà torto, tanto meglio (o peggio) per te! Sappi solo che io non cederò mai ai (tuoi) soprusi, non tanto per la mia persona, che ha avuto la fortuna di un percorso esistenziale libero e, spero, giusto e coerente (al di là di un qualche umano errore che assumo in toto), ma per tutti coloro che non hanno questo privilegio, che sono o si sentono subordinati, per dipendenza economica, sociale, politico-partitica (come certi aspiranti al Consiglio di Stato) ai capi di ogni genere, che potremmo a volte definire anche “capi bastone”!

È banale quanto ti ricordo ma la libertà di ognuno si ferma dove inizia quella del prossimo, le libertà individuali devono sapere convivere, ma soprattutto devono realizzarsi a pari opportunità, in un contesto di vera giustizia sociale, di solidarietà, il tutto per migliorare la “condition humaine”, la convivenza pacifica, dove i valori legati all’umano valgano più del profitto egoistico: hai “l’alternativa”, ti invito a collaborare con me, con tutti coloro che si ritrovano spiritualmente (ovviamente in senso laico) e materialmente nel preambolo della Costituzione cantonale anche per fare in modo che i nostri giovani possano avere concrete speranze di realizzarsi in un Ticino più equo, più sereno e, perché no, più sorridente.