Il futuro è nel trasporto pubblico

di Alessandro Robertini, candidato al Gran Consiglio

Mai come in questi tempi siamo sommersi, in nome di una presunta libertà individuale, da iniziative volte a promuovere e favorire ulteriormente la mobilità privata. Mi riferisco in particolare al paventato raddoppio del Gottardo che ha visto Consiglio federale e Parlamento cambiare diametralmente rotta sotto la pressione della lobby della gomma tra cui buona parte del Consiglio di Stato ticinese. Ma anche all’irresponsabile referendum contro gli ecoincentivi a favore di veicoli ecologicamente sostenibili a livello ticinese, nonché a svariate proposte volte ad aumentare la capacità delle nostre autostrade, come ad esempio la realizzazione di una terza galleria autostradale all’altezza di Lugano, proposte demagogiche che vengono regolarmente a galla in occasione di importanti scadenze elettorali. Il tutto non farebbe altro che portare ulteriore traffico sul nostro limitato territorio e di conseguenza risulterebbe difficilmente sostenibile sia da un punto di vista ambientale che da un punto di vista di un’effettiva maggior scorrevolezza del traffico.

Meno di un decimo del territorio cantonale è abitabile, il resto è costituito da montagne e zone impervie, e in questo esiguo territorio ci devono pure stare le vie di comunicazione. È quindi impensabile pensare di sovraccaricare ulteriormente queste zone. È comprovato, e non ci vuole un grande intuito per capirlo, che un’aumentata capacità di traffico risolve solo per un breve lasso di tempo il problema, fino a quando la nuova situazione raggiungerà nuovamente il punto di saturazione. L’equazione più strade uguale a più traffico è sempre stata confermata. Immaginare di risolvere il quesito della mobilità privata in questo modo non è che pia illusione. Incentivando invece il trasporto pubblico soprattutto in termini di efficienza dello stesso, ne trarrebbero vantaggio anche quegli automobilisti obbligati a far capo, o che non vogliono rinunciare, al mezzo privato. Anche l’equazione miglior servizio pubblico uguale a meno traffico sulle strade esistenti è parimenti dimostrabile. Le strade verrebbero così liberate da chi sarebbe ragionevolmente spinto ad usare il mezzo pubblico perché più comodo ed efficiente. Questo lo richiede chi è quotidianamente costretto, anche se ne farebbe volentieri a meno, ad usare l’automobile per recarsi al lavoro, pena l’investimento di un lasso di tempo sproporzionatamente più elevato, spesso di un fattore due se non tre. Tempo che verrebbe sottratto alle attività personali, alla famiglia e quant’altro con una ragguardevole diminuzione della qualità di vita, non per spostarsi da una valle all’altra ma dalla periferia del Bellinzonese a quella del Luganese e viceversa, senza dimenticare Locarnese e Mendrisiotto, distretti dove vive e lavora il grosso della popolazione ticinese. Se per spostamenti nazionali su lunghe distanze con l’imminente apertura di Alptransit siamo sulla buona strada, migliorando così anche l’efficienza dei collegamenti tra i principali agglomerati del Cantone, per spostamenti su corte e medie distanze in generale siamo ancora agli albori. Le zone industriali che spesso si trovano nelle periferie delle zone urbane, non sono servite in modo adeguato dal servizio pubblico costringendo migliaia di lavoratori ad usare l’automobile. Per la mancanza di adeguate corsie preferenziali i bus sono per lunghi tratti fermi nelle colonne di autovetture e sono sovente causa di perdite di coincidenze che peggiorano ulteriormente il servizio. Se vogliamo che il Ticino non soffochi nel traffico privato e nelle rispettive emissioni nocive e in nome di una vera libertà, non si può che ipotizzare un drastico miglioramento del trasporto pubblico a tutti i livelli in efficace concorrenza con il mezzo privato e a favore di un uso ragionevole dell’automobile che quasi tutti possediamo. Non da ultimo gli autocarri andrebbero sistematicamente trasferiti sul treno per valicare le Alpi, indipendentemente dalla chiusura o meno della galleria stradale.